 Toru Takemitsu
Brani eseguiti al Festival Milano Musica
A Bird came down the Walk (11 ottobre 2009) And then I Knew 'twas Wind (11 ottobre 2009) Equinox (15 ottobre 2009) From far beyond Chrysanthemums and November Fog (11 ottobre 2009) In the woods (15 ottobre 2009) Nostalghia (03 ottobre 2009) Rain spell (19 ottobre 2009) Rain Tree Sketch II (19 ottobre 2009) Rain Tree Sketch (11 ottobre 2009) Rain Tree (19 ottobre 2009) Relief Statique (11 ottobre 2009) Requiem (08 novembre 2009) Stanza II (11 ottobre 2009) The Dorian Horizon (03 ottobre 2009) Twill by Twilight (24 settembre 2009) Winter (24 settembre 2009) |
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Toru Takemitsu (1930-1996)
Toru Takemitsu (Tokyo, 8 ottobre 1930 –20 febbraio 1996) è considerato uno dei maggiori compositori giapponesi contemporanei. Comincia a interessarsi alla musica classica occidentale nel periodo del secondo conflitto mondiale. Ha l'occasione di sentire musiche occidentali dalla radio militare americana, mentre è in convalescenza da una lunga malattia, sviluppando nel contempo la conoscenza e l'ascolto della musica jazz, grazie alla notevole collezione di dischi del padre. Nella sua formazione musicale, Takemitsu è quasi totalmente un autodidatta, con molte influenze dalla musica francese, in special modo da Debussy e Messiaen. Nel 1951 fonda Jikken Kobo, un gruppo con il quale introduce la musica di molti compositori occidentali in Giappone. Takemitsu raccoglie il primo importante successo quando il suo Requiem per orchestra d'archi (1957) incontra l’ammirazione di Igor Stravinskij. Nei primi anni Sessanta è influenzato dalla personalità di John Cage, che incontra nel 1964: a questo periodo risale buona parte della sua produzione aleatoria. Nell'autunno del 1996, anno della scomparsa, gli viene attribuito postumo il Glenn Gould Prize. Fatta eccezione per una primissima parte della sua carriera nella quale si è interessato alle musiche tradizionali giapponesi, tutta la sua opera tende a non considerare la tradizione musicale della sua patria, a favore della musica occidentale: Non amo usare melodie giapponesi come materiale. Nessuna forza... nessuno sviluppo. Le melodie giapponesi sono come il Fuji – belle ma eternamente immobili. Non rifiuta però di utilizzare gli strumenti della tradizione giapponese, inserendo in molte opere, sia orchestrali che da camera, strumenti come biwa e shakuhachi. L'anima giapponese di Takemitsu è presente, però, in maniera forse anche più significativa e profonda nell'astratto, nella filosofia che anima le sue opere, nell'importanza del silenzio, nella concezione della forma come libero flusso musicale non strutturato.
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