 Anton Webern da un dipinto di Oskar Kokoschka Brani eseguiti al Festival Milano Musica
4 Stücke op.7 (11 ottobre 2009) Cinque Pezzi op. 10 (18 ottobre 1998) Cinque pezzi op. 5 (29 settembre 2006) Passacaglia op. 1 (04 novembre 2006) Quattro pezzi op. 7 (12 giugno 1995) Sechs Stücke für grosses Orchestrer op. 6 (07 ottobre 2002) Variationen op. 27 (19 giugno 1990, 27 settembre 2002) |
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Anton Webern (1883-1945)
Anton Webern (Vienna, 1883 — Mittersill, Salisburgo, 1945) studiò musicologia all’Università di Vienna, dove fu allievo di Guido Adler e si laureò nel 1906 con una tesi sul Choralis Constantinus di Isaac. Dal 1904 al 1908 studiò composizione con Schönberg, come Alban Berg: a questi e al maestro rimase legato da profonda amicizia e solidarietà ideale. Terminati gli studi si dedica, oltre all’attività compositiva, all’insegnamento e ad una intensa carriera come direttore d’orchestra. Fra i tre grandi protagonisti della Scuola di Vienna, Webern si caratterizza per la vocazione alla massima purezza lirica e a un’essenziale concentrazione. Il suo modo di concepire la dodecafonia fu negli anni cinquanta punto di riferimento per una nuova generazione di compositori (Boulez, Nono, Stockhausen e altri) che vollero definirsi "postweberniani" e che, in modi diversi, portarono a esiti radicali, lontani da Webern, la sua lezione. Cade completamente, nella sua musica, il concetto di "melodia" tradizionale e il discorso si realizza in virtù di una costante variazione di piccole costellazioni sonore, che si distribuiscono ai diversi strumenti dell’orchestra formando una vera e propria "melodia di timbri". Dalla strumentazione di Webern trae pertanto origine il cosiddetto "puntillismo", cioè la frantumazione dell’idea musicale tra i diversi strumenti. Così denso e concertato, il catalogo è tutt’altro che ampio. Oltre a una decina di pezzi per orchestra, comprende tra l’altro due Cantate, molta pregevolissima musica da camera, il Concerto per nove strumenti e molti Lieder con accompagnamento pianistico o di vari complessi strumentali, che forse costituiscono la parte più interessante di tutta la sua produzione.
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