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Manuel de Falla
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Manuel de Falla
Il massimo compositore della storia della musica iberica nasce nel 1876 a Cadice e muore ad Alta Gracia, in Argentina, nel 1946. Studia dapprima pianoforte con la madre e poi composizione, perfezionandosi a Madrid. I suoi primi cimenti compositivi sono Zarzuela. Dal 1902 studia con Pedrell, già maestro di Albéniz e Granados, e attivo in campo etnomusicologico nel recupero delle forme della tradizione folkloristica spagnola. Tre anni dopo vince il concorso della Accademia delle Belle Arti di Madrid con il dramma lirico La vida breve, che verrà rappresentata per la prima volta soltanto nel 1913 a Nizza, in versione ampliata e riorchestrata. Entra successivamente in contatto con l’ambiente musicale parigino (Debussy, Ravel, Dukas e altri), la frequentazione del quale contribuisce a configurare definitivamente il suo personalissimo stile, che trae origine dal desiderio di fondere le forme del folklore iberico con le più recenti acquisizioni tecnico e timbrico-orchestrali delle avanguardie musicali russe e francesi. In tal senso si collocano opere come le impressioni sinfoniche per pianoforte e orchestra Noches en los jardines de España (1911-15).
Nel 1920 si stabilisce a Granada dove con García Lorca e con il pittore Ortiz promuove un concorso per l’esecuzione del cante jondo (antico canto popolare andaluso dal quale, in seguito alla contaminazione di elementi gitani, ebbe origine il flamenco). Allo stesso tempo si interessa al recupero della musica polifonica e strumentale di autori spagnoli del Cinque e Seicento. Successivamente, tende a una essenzialità di linguaggio e a una secchezza timbrica sempre più accentuata, fino a trovare singolari punti di contatto con le espressioni più asciutte della musica arcaica: tutti elementi che si rintracciano chiaramente nel Concerto per clavicembalo e cinque strumenti del 1923-26.
Un cattivo stato di salute e lo scoppio della guerra civile lo inducono infine nel 1939 a trasferirsi in Argentina, dapprima a Buenos Aires e poi ad Alta Gracia, dove si spegne nel 1946 lasciando incompiuta l’opera Atlantida, un vasto affresco musicale che avrebbe dovuto rappresentare la summa della musica popolare spagnola.
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