 Helmut Lachenmann
Brani eseguiti al Festival Milano Musica
Gran Torso (09 ottobre 2005) Mouvement (-vor der Erstarrung) (11 giugno 1992) Terzo Quartetto (28 ottobre 2009) |
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Helmut Lachenmann (1935)
Helmut Friederich Lachenmann nasce nel 1935 a Stoccarda, da famiglia protestante; qui studia, tra il 1955 e il 1958, alla Musikhochschule, iniziando a interessarsi degli esiti più moderni del linguaggio musicale. Ma l’interesse della musica risale a quasi un decennio prima, quando il giovane Helmut, frequentando la messa, rimane incantato dal suono dell’organo e del coro. Infatti andò a farne parte, venendo a contatto con un repertorio incentrato soprattutto su Orlando di Lasso, Heinrich Schütz e gli altri autori pre-bachiani. È del 1957 l’incontro con Luigi Nono, durante i Ferienkurse di Darmstadt. E fu proprio per seguire Nono che Lachenmann passa tre anni a Venezia, dal 1958 al 1960. Ulteriori stimoli sarebbero poi venuti da Stockhausen, durante il corso di Nuova Musica di Colonia. Dal 1966 inizia la carriera accademica di Lachenmann, svolta soprattutto tra Stoccarda e Darmstadt; e sempre agli anni Sessanta datano le prime esecuzione di sue musiche. La Biennale di Venezia e Darmstadt, anzi tutte, rivelano l’opera di Lachenmann. Che non è affatto facile: tutt’altro, è assai esigente (qualcuno ha addirittura parlato di vera e propria sfida) sia con l’esecutore sia con l’ascoltatore. I fondamenti della sua musica sono l’estetica della serialità post-weberniana, la tecnica puntillistica di Nono, e, quasi retaggio delle sue esperienze d’infanzia, la classicità. In Accanto ripropone il Concerto per clarinetto di Mozart, mentre Staub si basa sulla Nona Sinfonia di Beethoven (ed è per questo che, nonostante la distanza espressiva e formale, talvolta vengono accostate nello stesso concerto), mentre Schreiben riprende l’incipit del wagneriano Rheingold. Questi elementi però non impediscono a Lachenmann di indirizzarsi verso un linguaggio assolutamente originale: già dal 1969, con Pression per violoncello solo e Air per percussioni e orchestra. In generale, si può dire che alla sua musica manchi quel senso della bellezza eufonica cui si è normalmente abituati: c’è piuttosto qualcosa di interessante, un’impressione di ben fatto, che persuade della qualità di questa musica. Non è una bellezza immediata, ma è una bellezza che ammicca e chiede all’ascoltatore, e ancor prima all’esecutore, di essere scoperta. Tra gli esiti principali e più recenti dell’operosità artistica di Lachenmann va annoverata senz’altro l’opera-video La piccola fiammiferaia (2003), nella quale si ritrovano tracce prepotenti dell’amore di questo compositore per la produzione dell’ultimo Nono, quello di Prometeo. Nella primavera del 2008 è stato nominato Visiting Professor all’Università di Harward, nel luglio dello stesso anno gli è stato conferito il Leone d’oro alla carriera nel 52° Festival Internazionale di Musica Contemporanea della Biennale di Venezia.
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