Franz Liszt
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Franz Liszt
Franz Liszt (Raiding, 1811 – Bayreuth, 1886) era figlio di
un amministratore al servizio dei principi Esterházy che
lo avviò alla musica impartendogli le prime lezioni di pianoforte.
A nove anni tiene il suo primo concerto. Studia poi a Vienna con
Carl Czerny e Antonio Salieri e a Parigi con Ferdinando Paër
e svolge un’intensa attività concertistica in Francia,
Inghilterra e Svizzera. Interruppe poi momentaneamente tale carriere
per dedicarsi a studi di poesia, filosofia e sociologia, frequentando
Lamartine, Hugo, Heine e divenendo amico fraterno di Chopin, Berlioz
e Paganini.
Nel 1835 fuggì in Svizzera con la moglie del conte d’Agoult,
dalla quale ebbe tre figli, la seconda dei quali, Cosima, sarebbe
divenuta moglie dapprima di Hans von Bülow e poi di Wagner.
La relazione dura fino al ’44. Tre anni dopo assume l’incarico
di Kappelmeister a Weimar, dove stringe una forte relazione con
Caroline von Sayn-Wittgenstein, moglie del principe russo, che
lo convince ad abbandonare definitivamente la carriera concertistica
per dedicarsi alla composizione. Negli anni successivi riprende
e perfeziona diverse opere giovanili e si dedica a una voluminosa
produzione, comprendente tra l’altro ben 13 Poemi sinfonici.
Sotto la sua direzione, Weimar diventa nel frattempo una vera e
propria capitale della musica, dove vengono eseguite e rappresentate
novità musicali e teatrali di molti compositori, tra cui
Schumann, Wagner, Berlioz, Verdi.
Sfumata l’ipotesi di un matrimonio con la Sayn-Wittgenstein,
si trasferisce a Roma nel 1861 per restarvi alcuni anni. Qui prende
gli ordini minori e si interessa anche di musica sacra. In questi
ultimi anni svolge infine una intensa attività didattica,
in parte a Roma, in parte a Weimar e in parte a Budapest.
Personalità ricca e multiforme, l’”apostolo
del Romanticismo”, come lo definiva con felice intuizione
Massimo Mila, ha lasciato un catalogo che ne riflette i mutevoli
orizzonti: quello del concertista brillante, del compositore introspettivo,
dell’appassionato letterato, dell’amante dei linguaggi
più audaci, persino dell’abate dedito alle più cupe
meditazioni.
Per pianoforte si ricordano in particolare gli Studi, la raccolta
lirica Années de pèlerinage, la poderosa Sonata
in si minore (1851-53) e i due Concerti. Per orchestra, la Sinfonia “Faust” (1854),
il poema Tasso, lamento e trionfo (1854), il Mephisto-Walzer (1881),
senza dimenticare la Danza Macabra “Totentanz” con
pianoforte concertante (1849). Compose anche l’opera teatrale
Don Sanche (1825), Oratori, Messe, Lieder. Ha svolto anche attività saggistica,
seppur sporadicamente, lasciando tra gli altri gli scritti Chopin (1850) e Degli
zingari e della loro musica in Ungheria (1881).
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