Paolo da Firenze
Monaco camaldolese, Paolo da Firenze (?, fine secolo XIV – Arezzo, 1419) lavorò al servizio del cardinale Angelo Acciaiuoli, vescovo di Firenze dal 1383 all’87, e lo seguì anche a Roma, a Napoli e in Ungheria. All’inizio del 1400 divenne abate nella diocesi di Arezzo, membro della delegazione fiorentina durante il Concilio di Pisa nel 1409, rettore della chiesa di Orbatello a Firenze dal ’17 e consigliere della curia vescovile fino al ’28, anno del suo ritiro dalla vita pubblica.

La sua produzione è in gran parte conservata in un manoscritto conservato alla Biblioteca Nazionale di Parigi e comprende, curiosamente, quasi solo musica profana: una quarantina di Ballate e una dozzina di madrigali a 2-3 voci, oltre agli inni Benedicamus Domino a 3 voci e Gaudeamus omnes a 2 voci. E’ considerato il più importante fra i compositori toscani contemporanei di Landini. I suoi sorprendenti Madrigali sono definiti “allegorici” in quanto nascondono, dietro all’innocenza di racconti bucolici o mitologici, degli intricati contenuti filosofici o prese di posizione politiche, sentenze morali, dediche, lodi o invettive.