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Arvo Pärt
Quello di Arvo Pärt è ormai uno dei nomi di compositori
contemporanei più conosciuti dal grande pubblico: il suo
nome è ormai presenza fissa nei cartelloni delle più prestigiose
stagioni. Un successo per nulla scontato: Pärt nasce a Paide,
in Estonia; nel 1954 inizia a studiare al Liceo musicale di Tallinn,
ma dopo meno di un anno deve interrompere la scuola per presentarsi
al servizio di leva (espletato suonando l’oboe e le percussioni
nella banda militare). Quindi il ritorno a Tallinn e il passaggio
dal Liceo musicale al Conservatorio, dove si diploma nel 1963; è però dell’anno
precedente la vittoria nel concorso cui partecipano i migliori
giovani compositori di tutta l’Unione. Attorno agli anni
Sessanta iniziarono a penetrare anche in Estonia gli echi di quanto
succedeva, a livello musicale, nell’Europa Occidentale. Il
suo Nekrolog, del 1960, è la prima opera estone
in cui compare la tecnica seriale. Pärt approfondì queste
soluzioni negli anni a seguire (prima e seconda sinfonia, Perpetuum
mobile), suscitando reazioni contrastanti: accanto a clamorosi
successi, fu colpito addirittura da censura, come nel 1968 col Credo.
Accanto a procedimenti dodecafonici, viene introdotta la tecnica
del collage (“piantare un fiore in un terreno estraneo”),
con cui inseriva frammenti ad esempio di Bach o Cajkovskij in strutture
seriali. A questi anni risale un primo periodo di silenzio, di
astensione dal comporre: Pärt si concentra sullo studio di
Machau, Ockeghem, Josquin. Le composizioni che seguirono (ad iniziare
da Für Alina, per pianoforte solo), ricorsero alla
tecnica della “tintinnabulazione”: «ho scoperto
che è abbastanza quando una nota è suonata bene.
Questa sola nota, o una pausa, o un momento di silenzio, mi conforta.
Lavoro con pochissimi elementi, con una, due voci. Costruisco con
materiali primitivi, come triadi, una ben precisa tonalità.
Le tre note di una triade sono come delle campane ed è per
questo che chiamo ciò tintinnabulazione». Questo stile,
ben rappresentato dalla Terza sinfonia, diviene dominante
nella produzione che segue la partenza dall’Estonia. Pärt,
abbandonata la patria, si concentra eminentemente su temi religiosi:
la Passione di San Giovanni, Te Deum, le diverse
versioni di Fratres, il Cantus in memoriam Benjamin
Britten sono solo alcuni tra i titoli più famosi di
un catalogo ampio e ricchissimo.
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