 Vinko Globokar
Brani eseguiti al Festival Milano Musica
Blinde Zeit (25 ottobre 2005) Prestop 2 (03 ottobre 1992) Partecipazioni al Festival Milano Musica
25 ottobre 2005 |
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Vinko Globokar (1934)
Trombonista e compositore: sono questi i due aspetti della figura musicale di Vinko Globokar. Nasce nel 1934 ad Anderny, in Francia, da famiglia slovena. E proprio a Lubiana, dove torna a vivere tra il 1947 e il 1955, fa il suo debutto come jazzista, dimostrandosi esecutore d’indubbio talento. Il successivo trasferimento a Parigi è decisivo per la sua formazione musicale: si perfeziona in trombone con Andre Lafoss, studia composizione e direzione d’orchestra con René Leibowitz e Luciano Berio. Ha diretto il dipartimento di ricerca del suono e voce all’IRCAM, e tiene corsi di musica contemporanea a Firenze. L’attività di compositore (il suo catalogo annovera ormai più di 60 opere), non ha rallentato quelle di esecutore e di direttore: per lui hanno scritto musicisti quali Stockhausen, Mauricio Kagel, Luciano Berio e Toru Takemitsu, e frequenta abitualmente i podi delle Filarmoniche di Varsavia e Gerusalemme, delle orchestra delle radio francese, slovena e danese. «Il mondo della musica coinvolge molteplici attività: io cerco di abbracciarle tutte»: questa la definizione programmatica con cui Globokar individua uno dei due fondamenti del suo fare musica, ovvero lo studio dei rapporti tra la voce e lo strumento (i Discours dal II all’VIII), tra il testo e la musica (Kolo e soprattutto Voie, la sua opera prima, del 1966), tra ciò che è scritto e le potenzialità inventive dell’interprete (Concerto Grosso, Individuum/Collectivum, dove l’invito all’improvvisazione è esteso a più esecutori). Il secondo fondamento è di ordine ideale: Globokar attribuisce alla musica un ruolo critico verso il mondo. Nelle sue opere trovano spazio tematiche di ordine sociale o politico (Les Emigrés, L’Armonia drammatica), da cui possono nuove tecniche compositive, nuova materia musicale, nuove soluzioni espressive: per Globokar tutti i modelli organizzativi esistenti nella natura o nella cultura possono tradursi in musica. Una musica che “non può più essere tonale. La tonalità è denudata negli ultimi due secoli, e non c’è modo di restaurarla. Oggi il mondo non può essere descritto con belle melodie”.
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