Morte di Borromini (1988)

per orchestra con lettore 

« Io mi ritrovo così ferito da questa mattina dall’otto ore e mezzo in qua in circa sul modo che dirò a Vostra Signoria et è che ritrovandomi io ammalato dal giorno della Maddalena in qua; che non sono più uscito eccetto lo sabato e domenica che andai a San Giovanni a pigliar il Giubileo, stante detta mia indisposizione, ier sera mi venne in pensiero di far testamento e scriverlo di mia propria mano, e lo cominciai a scriverlo che mi ci trattenni da un’ora incirca dopo che ebbi cenato e trattenendomi così scrivendo col toccalapis sino alle tre ore di notte in circa.
Maestro Francesco Massari, che è un giovane che mi serve in casa et è capomastro della fabbrica di Santo Giovanni de’ Fiorentini, della quale io sono architetto, che se ne stava a dormire in questa altra stanza per mia custodia, che già si era andato a letto, sentendo che io ancora stava scrivendo et avendo veduto che io non avevo smorzato lo lume, mi chiamò con dire: “Signor Cavaliere: è meglio che Vostra Signoria smorzi il lume e se riposi perché è tardi e il medico vuole che Vostra Signoria riposi”. Io gli risposi come io avrei fatto a riaccendere il lume per quando mi fussi svegliato et esso me replicò: “Lei lo smorze, perché io l’accenderò quando Vostra Signoria si sarà risvegliato”, e così cessai di scrivere; mesi da parte la carta scritta un poco et il toccalapis col quale scriveva; smorzai il lume e mi mesi a riposare.
Verso le cinque in sei ore incirca, essendomi risvegliato, ho chiamato il suddetto Francesco e gli ho detto: “È ora di riaccendere il lume”, et mi ha risposto: “Signor no”. Et io avendo sentita la risposta mi è entrata addosso l’impazienza subito ho cominciato a pensare se come potevo fare a farmi alla mia persona qualche male, stante che il detto Francesco mi aveva negato di accendermi il lume et in questa opinione sono stato sino all’otto ore e mezzo incirca, finalmente essendomi ricordato che avevo la spada qui in camera a capo al letto et appesa a queste candele benedette, essendomi anche accresciuta l’impazienza di non avere il lume, disperato ho preso la detta spada, quale avendola sfoderata, il manico di essa l’ho appuntato nel letto e la punta nel mio fianco e poi mi sono buttato sopra di essa spada dalla quale con la forza che ho fatta acciò che entrasse nel mio corpo sono stato passato da una parte all’altra e nel buttarmi sopra la spada sono caduto con essa spada col corpo quaggiù nel mattonato e feritomi come sopra ho cominciato a strillare et allora è corso qua il detto Francesco et ha aperto la finestra che già si vedeva lume me ha trovato colco in questo mattonato che da lui e certi altri che lui ha chiamati mi è stata levata la spada dal fianco e poi mi sono stato rimesso a letto et in questa conformità è successo il caso della mia ferita ».

Roma, il 2 agosto 1667.

Queste parole sono state raccolte dal medico presso un suicida agonizzante.
Borromini le ha dettate, l’architetto.
Come può venire in mente di mettere in musica simile documento?

La condizione dell’artista chiama la solitudine. E una grande forza morale gli occorre per attraversare il quotidiano e vivere l’inquietudine che gli è propria. L’inquietudine del nuovo.
Per quanto possa desiderarlo, l’artista non è votato al successo. Il consenso non misura la sua grandezza, bensì la fortuna di una immagine e il gusto della società. Ogni vero artista racchiude un visionario, e ciò lo fa diverso: non si è artisti per i vicini di casa.
Se Borromini oggi appare indiscusso, è stato in vita e fino a pochi anni addietro incompreso e disprezzato con accanimento senza pari nella storia. L’intransigenza delle sue scelte, o, se vogliamo, l’ossessione della sua linea curva, non era per lusingare la fortuna. 
Borromini non aveva un pubblico, né lo cercava. Perché «la folla è menzogna» (Kierkegaard). Timido, usciva sempre con lo stesso vestito spagnolo fuori moda. Lo notarono tutti.
Una mattina, una finestra beffarda. Chiusa: ma all’esterno scoppia di luce. Proprio mentre dentro gli viene negato il lume. Il testamento che non può scrivere significa l’estremo impedimento alla sua volontà. Nessuno più lo ascolta. Sete di luce la mente ottenebrata.
Saul. Aiace. Rabbia, furore – e cosa si dirà?
Catone. I guerrieri latini.
Ecco, un’aspirazione infantile all’eroismo tutti li compendia in un gesto – una precipitazione infelice lo compie. L’illusione di compiere, lo compie.
Alcune opere, pure, rimasero sospese. Quanto Borromini amava Michelangelo! Ma queste opere non guardano al “non finito”. Sono lì, confuse, in una trascuratezza malata.
Cantieri abbandonati. Tale debolezza getta un’ombra sui sogni fatti pietra. E un’ombra, una volta era comparsa. Durante i lavori a San Giovanni, uno sconosciuto viene sorpreso mentre rovina le sculture. Borromini lascia che gli operai s’accaniscano finché non soccombe sotto i loro colpi. Difficile  dimenticare.
La sua intransigenza si sgretolava. Trattando le sue opere come lui si sentiva trattato dal mondo, Borromini soccombe: solo il suicidio potrà spezzare il riserbo, trasformarsi in appello, mostrare quanta era la sofferenza. E il documento ci guida allo spasimo, al rischio, all’istante che insidia ogni artista, per quanto sommo. Alla fantasia, contigua  è la follia.
Un cuore fiammeggiante, trafitto per indicare le ore. Così progettava l’orologio della torre dei Filippini.
Borromini aveva altre volte pensato al suicidio, lo aveva covato?
In quegli anni Poussin, a Roma, raffigurò la morte di Catone. Se a Borromini era capitato sotto gli occhi il disegno, certo non poteva saper quale orrore stava fissando, e con quale precisione.
Può l’angoscia spazzando ogni limite  colmare l’infinita distanza fra un’idea e l’atto irreparabile. Una improvvisa oscurità dove si dissipa in pura perdita la richiesta forse patetica, adolescente, d’amore. Ci si uccide “rivolti a qualcuno”. Allora bisogna affrontare lo sguardo dei vecchi genitori. Spesso il suicida non ha, paradossalmente, alcun desiderio di morire. Comunque egli giunge a conclusioni disperate su ciò che la vita può riservargli. È questa “logica” dell’atto, il caso di Borromini? Difficile stabilire in che misura chi si è ucciso nutrisse la volontà di farlo o la speranza di essere salvato.
Dopo il gesto sembra tolto quel peso a cui si affioca la sua arte, talvolta. Via per sempre anche il vestito alla spagnola.
Penetrato nella notte, poi nelle tenebre della pazzia, ritrova la vista ma sapendosi, in cambio, visto nella luce del mattino e nella punta acuminata della spada.
La sua spada è a doppio senso: entra ed esce. I suicidi non hanno accesso alla luce. La cercano e la rifiutano insieme. La sciagura, l’errore sta nel sottrarsi alla luce. Col ritorno doloroso della coscienza, lo stato opposto all’assoluto smarrimento, Borromini ha invece conosciuto il sapere: il sapere della vita e della morte.
Lo scritto colpisce per lucidità di mente e ispira a noi quella comprensione che i malinconici non sempre ottengono dai familiari.
Vi abbiamo colto qualcosa di paradigmatico per lo stesso processo creativo. Qualcosa che vale per tutti gli artisti e tuttavia non è generico; non è generico un sigillo di sangue – come lo accoglie la musica?
Esso resta un documento, né più né meno, e pretende di essere assunto drammaticamente, non rappresentato. Nessuna descrizione dunque. La musica non descrive. Vuole indagare le forme della percezione, il senso e la follia: il contorno dell’uno sempre ritaglia una forma bianca nell’altra.
Delineare la follia, che alla musica è concesso dal mito (e le era proprio) qui scaturisce sulla scia di un’esperienza doppiamente eccezionale, vissuta da un artista.
A volte pare di aver fatto un sogno. Ricostruirne la trama ci lascia insoddisfatti, stentiamo a riconoscerlo, nel ricordo che pure conserviamo, al punto da dubitare della sua identità.
A volte seguiamo minuscole tracce, o vaghiamo a tentoni, dietro una sorta di impulso, di desiderio dell’ancora inesistente, come il cacciatore la preda. Ma a volte balena la certezza di ciò che dobbiamo compiere e il come.
Cosa è dunque l’essere sostenuti nell’intimo, quando la realtà del sogno finalmente raggiunta ci sconcerta? Mentre lo realizziamo non è che si sgravi della sua fatica o delle scelte. Anzi. Una lama troppo affilata ci ha ferito la mano. La maggiore chiarezza ci rende più esigenti.
Come un movimento respiratorio interno al suono, e talvolta l’ansimare esplicito di un moribondo.
Immaginiamo alcuni elementi della realtà sonora esterna e interna, il respiro, la voce che detta, le campane delle ore, il risvegliarsi al proprio russare, così concreto. Il silenzio stesso preme sulle orecchie.
Gli uccelli cantavano già quando si sprofondò nuovamente nel sonno, intrecciato a laghi di coscienza dentro al suono-orizzonte. Anch’esso si piega, precipita, dentro al suono-silenzio.
Instabilità dimensionale. Qualcosa si era generato sulla linea sfavillante. Melodie gregoriane? Come sotto grandi volte articolate percepire solo le onde del canto, senza le voci che un tempo le hanno prodotte.
Alla deformazione temporale corrisponde un’apertura dello spazio: voliera di angeli, l’impressione di una “falsa normalità”. Ora la musica configura lo spazio in cui la tragedia ha luogo: le frange della notte, i suoni ingranditi dall’insonnia fino a lacerare la mente, i fenomeni di una stanza buia che tutti abbiamo conosciuto. L’ossessione di un motivetto intride le lenzuola. Si era insinuata. Si attorciglia. La Follia di Spagna.
La percezione della realtà sonora, ormai distaccata, perde del tutto il senso delle proporzioni, il pulsare forma punte dentro al suono-silenzio (l’eco, prima, di un rintocco nel vuoto) e sono grappoli di campane dentro al suono, e premono, vogliono uscirne. Ogni cosa, la stessa cosa sentiamo minuscola, e gigantesca nell’istante vicino. Gli oggetti cattivi hanno fatto la loro comparsa, gli oggetti cattivi invadono, sono diventati mondo. Non c’è più differenza, non c’è più tempo, non più un dentro e un fuori: il dentro è il fuori.
Morte di Borromini è dedicato a Riccardo Muti. 

Salvatore Sciarrino 

 


In programma al Teatro alla Scala, lunedì 13 novembre 2017

 

Questo sito fa uso dei Cookies per il funzionamento della piattaforma e per le statistiche.

Continuando a navigare, accetti il loro utilizzo. Per saperne di più

Accetto

Informativa estesa sui Cookies

 

1. Che cosa sono i cookies
I cookies sono piccoli file di testo che vengono trasmessi dai siti web ai dispositivi degli utenti che li visitano, e che vengono ritrasmessi agli stessi siti web in occasione di visite successive. Possono avere caratteristiche diverse ed essere utilizzati per diverse finalità, sia dal titolare del sito web visitato, sia da terze parti. All’interno del presente documento, vengono messe a disposizione dell’utente informazioni sui cookie utilizzati da questo sito, e le indicazioni su come gestire le preferenze di navigazione riguardo ad essi.

2.Cookies utilizzati da questo sito
Questo sito utilizza cookie (tecnici, di navigazione, analitici e di terze parti). Il titolare del sito è Milano Musica - Associazione per la musica contemporanea, con sede in Milano, piazza Luigi di Savoia 24, 20124, P. IVA 10676240152. L’utilizzo di cookie da parte del titolare del sito si inquadra nell’ambito della Informativa al trattamento di dati personali resa ai sensi dell’art. 13, D. Lgs. 196/03.

2.1.Cookie che non richiedono il consenso dell’utente
I cookie tecnici non richiedono la prestazione di consenso da parte dell’utente, perciò vengono installati automaticamente in seguito all’accesso al sito.
•Cookie di statistica utilizzati direttamente dal gestore del sito per raccogliere informazioni in forma aggregata: Viene utilizzato un cookie statistico di prima parte per finalità di indagine statistica sul sito (ad esempio per conteggiare le visite fatte sul sito dal browser dell’utente, o per sapere se l’utente visita il sito per la prima volta o se si tratta di un visitatore di ritorno). Ha una validità di 10 anni.

2.2.Cookie per i quali è richiesto il consenso dell’utente
I cookie diversi da quelli sopra indicati vengono installati o attivati solo a seguito del consenso espresso dell’utente la prima volta che visita il sito. Il consenso può essere espresso in modo generale, selezionando le opzioni di prestazione del consenso contenute all’interno della Informativa Breve sui cookie (o anche proseguendo la navigazione sul sito), oppure può essere negato o fornito in modo selettivo, secondo le indicazioni di seguito riportate.

Cookie gestiti da terze parti
Qui di seguito sono riportati i siti web di terze parti che installano cookie sul dispositivo dell’utente durante la navigazione sul presente sito, unitamente ai link a informative privacy e moduli di consenso per ognuno. La chiusura della presente pagina web non comporta il diniego del consenso.
•Le informazioni relative ai visitatori del sito possono essere utilizzati da terze parti, incluso Google, per mostrare pubblicità del Teatro alla Scala su altri siti. Il Google Tag manager è utilizzato secondo i termini di utilizzo di Google (https://www.google.com/intl/en/policies/terms/), la Google Privacy Policy (https://www.google.com/intl/en/policies/privacy/) e la Google Tag Manager Use Policy (https://www.google.com/analytics/tag-manager/use-policy/). Puoi richiedere la disattivazione dell’utilizzo dei cookies da parte di Google visitando la pagina Google's Ads Settings.
•www.google.it/intl/it/analytics: utilizza cookie analytics al fine di valutare la performance del sito e il traffico effettuato su di esso.
Link a privacy policy: https://support.google.com/analytics/answer/6004245;
Link pagina di descrizione cookie installati: https://developers.google.com/analytics/devguides/collection/analyticsjs/cookie-usage;
Link a pagina di download allo strumento che permette la disabilitazione della installazione di tali cookie: https://tools.google.com/dlpage/gaoptout.
•www.youtube.com: utilizza cookie tecnici, e anche di profilazione.
Link a privacy policy: http://www.google.com/policies/technologies/cookies/;
Link pagina di descrizione cookie installati: https://developers.google.com/analytics/devguides/collection/analyticsjs/cookie-usage.
www.addthis.com: utilizza cookie tecnici (al fine di consentire la condivisione di contenuti sui social network), e anche di profilazione.
•Link a privacy policy: http://www.addthis.com/privacy
Link a modulo di consenso (opzione “opt-out”): http://addthis.com/privacy/opt-out
•Facebook utilizza cookie tecnici (al fine di consentire la condivisione di contenuti sui social network), e anche di profilazione: https://www.facebook.com/help/cookies
•Pinterest utilizza cookie tecnici (al fine di consentire la condivisione di contenuti sui social network), e anche di profilazione: https://about.pinterest.com/it/privacy-policy
•Twitter https://support.twitter.com/articles/20170519-uso-dei-cookie-e-di-altre-tecnologie-simili-da-parte-di-twitter

3. Modifica delle impostazioni del browser
È inoltre possibile disabilitare la ricezione dei cookie mediante le impostazioni disponibili presso il browser utilizzato dall’utente. Nella maggior parte dei browser, le impostazioni possono essere modificato secondo il procedimento seguente:
•selezionare la voce “Opzioni” o “Preferenze” nel menu “Strumenti” o “Visualizza” o “Modifica”;
•selezionare la voce “Privacy” o “Protezione” o “Download files” e scegliere le impostazioni preferite.

Qui di seguito vengono riportati i link diretti alla schermata di impostazione cookie, disponibili sui principali browser:

 

Internet Explorer - Google Chrome - Mozilla firefox - Apple Safari

Clicca qui per disabilitare i cookie di Google Analytics