Insieme con il coetaneo Luigi Dallapiccola, Goffredo Petrassi (Zagarolo, Roma 1904) è da considerare uno dei padri della musica italiana del Novecento. Inizialmente autodidatta segue poi corsi regolari di composizione al Conservatorio di Roma, dove diviene docente a partire dal 1939. Tra le sue molteplici attività, è stato sovrintendente del Teatro la Fenice, direttore artistico dell’Accademia Filarmonica Romana, presidente della Società internazionale di musica contemporanea, docente del corso di perfezionamente in composizione presso l’Accademia di Santa Cecilia e ha saltuariamente svolto anche l’attività di direttore d’orchestra. La prima fase dell’opera petrassiana, è etichettabile nelle formule del “novecentismo” e del “neomadrigalismo”, che rendono ragione, da una parte dell’ammirazione per la musica neoclassica d’inizio secolo di un Casella, di un Hindemith e di uno Stravinskij; dall’altra, del recupero delle antiche tradizioni italiane, aspetto quest’ultimo che Petrassi condivide con Dallapiccola. La Partita per orchestra (1932) e il Coro di morti (1941) su testi di Leopardi, oltre a rappresentare due tra i massimi capolavori petrassiani, circoscrivono a grandi linee i confini temporali di tale prima fase, che già manifesta il gusto di Petrassi per un senso geometrico, per certi versi astratto, del profilo formale.
A partire dal Terzo Concerto per orchestra (1953) e fino all’Ottavo e ultimo (1972) di una fortunata serie, l’interesse di Petrassi si volge sempre più alla scrittura strumentale a discapito di quella vocale, predominante nella prima fase. In questa fase Petrassi sperimenta le risorse linguistiche della cosiddetta Nuova Musica (dal bartokismo alla serialità, dal post-webernismo alla “nuova semplicità”), filtrandole in un tessuto sonoro dal disegno formale sempre alquanto personale, piuttosto tendente al prosciugamento e all’astrattismo che a una spianata espressività. Anche negli ultimi due decenni la produzione di Petrassi è andata sempre aggiornandosi in senso tecnico e linguistico, preservando tuttavia quel “riserbo” comunicativo fatto di cellule minime e raffinati arabeschi. Le sue composizioni sono pubblicate dalle Edizioni Suvini Zerboni.
Brani eseguiti al Festival Milano Musica
Concerto per flauto e orchestra (06 Giugno 1994)
Ottavo concerto (06 Giugno 1994)
Ritratto di Don Chisciotte (06 Giugno 1994)
Brani eseguiti a Musica nel nostro tempo
Quinto concerto (26 Ottobre 1979)
Ottetto di ottoni (27 Marzo 1977)
Orationes Christi (25 Ottobre 1978)
Orationes Christi (06 Dicembre 1982)
Mottetti per la Passione (07 Novembre 1982)
Sonata da camera (13 Gennaio 1985)
Concerto (13 Gennaio 1983)
Serenata (20 Febbraio 1978)
Tre per sette (20 Febbraio 1978)
Grand Septuor (27 Gennaio 1980)
Estri (17 Ottobre 1986)
Inno (17 Ottobre 1986)
Poema (17 Ottobre 1986)
Ritratto di Don Chisciotte (17 Ottobre 1986)





